Pregnana – Dove anche il silicio aveva un’anima

Negli anni Cinquanta, Pisa era un luogo di convergenza fra scienza e filosofia, dove si avvertiva l’eredità del pensiero galileiano e la libertà accademica della Scuola Normale e dell’Università.

Fu qui che Enrico Fermi, interpellato nel 1954 sullo sviluppo scientifico della Toscana, suggerì di realizzare una Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP), una macchina destinata ad applicazioni tecnico-scientifiche.

Smarcamento lento

Alla fine dell’università si apriva, almeno in teoria, un ventaglio di possibilità: quei dodici mesi obbligatori della Leva potevano essere spesi nel servizio civile, in qualche ente assistenziale o culturale, oppure, per i più audaci, nei corpi speciali. Una decisione che poteva segnare il carattere e l’esperienza di un’intera generazione.

Il trampolino di Pisa

Gli anni tra il 1982 e il 1988, prima della laurea, furono per me un periodo di straordinario fermento. Pisa, con i suoi laboratori universitari, era diventata una seconda casa: un luogo di studio, certo, ma anche di sperimentazione, di incontri e di prime esperienze professionali. Fu lì che iniziai a lavorare ai programmi europei Eureka ed Esprit, progetti che aprivano collaborazioni fra università e industria su tecnologie che allora avevano il sapore del futuro.

Capire il mondo

l mondo intorno a noi che riusciamo a rappresentare è inevitabilmente non continuo, ma discreto, il nostro cervello ha la capacità spesso di uscire dagli schemi come accade negli estrosi ma per dedurre e collaborare deve avere dei building block piccoli, concreti su cui basarsi.