Il ritorno nel continente

Era l’aprile del 2001. Ogni half, ogni metà anno, ci ritrovavamo all’HQ per fare il punto su progetti, vendite e strategie. Era un rito ormai consolidato: colleghi sparsi per mezza Europa che converge­vano in una città per una settimana di bilanci, visioni e cene infinite, tra la precisione scandinava e la leggerezza mediterranea.

La rotta verso Nord: inseguendo la vera natura della mobilità

In un’epoca in cui tutto il mercato mobile guardava al consumatore, alle promozioni, alle suonerie e ai minuti gratis, noi avevamo deciso di rivolgerci a chi, con la comunicazione, ci lavorava davvero.

Era un’idea semplice ma lungimirante: offrire alle imprese una rete di servizi dedicata, stabile, integrata. Parlavamo di dati, sicurezza, interconnessioni, quando ancora la parola “banda larga” non faceva parte del linguaggio quotidiano.
Eppure, intuivamo che il futuro sarebbe stato lì: nella capacità di unire persone, sedi e macchine dentro una rete unica, intelligente e affidabile.

Pixel e desiderio

Era il 2001, e l’aria sapeva di futuro: la bolla Internet non era ancora esplosa del tutto, le aziende si contendevano partnership tecnologiche, e ogni progetto sembrava possibile.
Nelle radio d’aeroporto suonavano “Can’t Get You Out of My Head” di Kylie Minogue e “Drops of Jupiter” dei Train— melodie leggere ma già intrise di quella nostalgia digitale che stava per arrivare.

Dal cavo al cielo – Il progetto Iridium

Nel 1997 il mondo delle telecomunicazioni viveva una trasformazione silenziosa ma profonda.
Mentre i consorzi che per decenni avevano posato cavi sotto l’Atlantico e il Pacifico cominciavano ad affacciarsi alle comunicazioni mobili, l’Europa correva sul tracciato del GSM, nato nel 1991 e ormai pronto a conquistare il mondo.
Negli Stati Uniti, invece, la mappa era più frammentata: TDMA, CDMA, AMPS — sigle che convivevano in una giungla di incompatibilità.

Le comunità dell’ingegno: dall’IETF ad AICA e i2u

Ci sono viaggi che non si fanno da soli.
Ci sono tappe in cui la tecnologia non basta – serve la comunità, la passione condivisa, la voglia di costruire insieme.
Fu questo lo spirito che mi accompagnò, a metà degli anni Novanta, quando da Cupertino a Milano cominciai a comprendere che dietro ogni grande innovazione c’è sempre un gruppo di persone che decide di mettersi in rete, prima ancora dei computer.

Desert Lights: il mio primo COMDEX

A metà degli anni Novanta, nel Centro di Ricerca Bull di Pregnana Milanese, si viveva un’energia particolare.
Lì non si scriveva soltanto software: si costruivano macchine, si disegnavano schede, si testavano architetture, si ragionava sul futuro dell’informatica europea.
Io stesso, dopo anni passati nel codice, mi ritrovai sempre più immerso nel mondo dell’hardware, nel cuore fisico delle macchine.