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November 18, 2025

L’Est che mi ha preparato alla resilienza

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Il mio percorso verso Belgrado non fu lineare: fu una rotta costruita attraverso città che, una dopo l’altra, mi prepararono ad affrontare l’energia unica della Serbia.
Prima Bucarest, poi Istanbul, poi Mosca.
Ognuna lasciò un segno, un insegnamento, un cambio di prospettiva.
E solo dopo aver vissuto tutto questo, arrivò Belgrado — come se solo allora fossi davvero pronto a capirla.

Bucarest – La Frontiera Europea che Rinasce

Il primo passo fu Bucarest, quando lavoravo con il governo rumeno sui fondi europei che stavano iniziando a trasformare il Paese.
La capitale rumena era un luogo in bilico: un piede nel passato socialista, l’altro nel futuro europeo.

I grandi boulevard costruiti da Ceaușescu convivevano con quartieri che portavano echi parigini; i ministeri erano pieni di giovani funzionari pronti a cambiare le cose.
Bucarest mi insegnò quanto fosse importante costruire: mettere ordine, dare forma, creare processi dove c’era solo caos.
Era una città che cercava una nuova identità e lo faceva con determinazione.

Istanbul – La Soglia tra Due Mondi e il Nuovo Commercio

Poi venne Istanbul, ed era come entrare dentro un vortice.
Lavorare sul commercio elettronico in una città posata fra due continenti voleva dire respirare futuro e tradizione nello stesso istante.

Ogni giorno potevi passare da un caffè ottomano a una startup fintech, da un mercato di spezie a un ufficio pieno di giovani sviluppatori.
Istanbul mi insegnò il valore della velocità, dell’intuizione, della capacità di muoversi in un ecosistema in perenne cambiamento.
Qui capii che innovare non è solo aggiornare la tecnologia: è ascoltare la città, interpretarne il ritmo, cavalcarlo.

Mosca – La Gravitazione delle Grandi Potenze

E poi arrivò Mosca.
Una città che non assomiglia a nessun’altra: imponente, magnetica, spesso indecifrabile.

A Mosca scoprii un modo diverso di intendere il potere, l’organizzazione, le infrastrutture.
Tutto era enorme, monumentale, progettato per durare: dalle stazioni metro che sembrano cattedrali sotterranee, ai viali larghi come autostrade, agli uffici governativi dove i progetti digitali coesistevano con una burocrazia stratificata.

Mosca mi insegnò la strategia, la visione a lungo termine, il senso della profondità geopolitica.
Un luogo dove nulla è casuale e tutto ha un significato, anche quando non è immediatamente evidente.

Belgrado – La Città che Non Si Spezza

E finalmente, dopo Bucarest, Istanbul e Mosca, arrivò Belgrado.
Una città che non si limita a esistere: resiste, digerisce la storia, la trasforma, e va avanti.
Non ha l’eleganza levigata dell’Europa occidentale né l’imponenza coreografica delle capitali imperali: Belgrado è una città reale, concreta, dura quando serve e sorprendentemente accogliente quando meno te lo aspetti.

Il Call Center: il Cuore Nascosto dell’Europa Operativa

La parte più sorprendente del mio lavoro in Serbia fu scoprire quanto la città fosse diventata un hub di servizi per l’Europa.
La “macchina delle prenotazioni” del progetto H2020, durante il Covid, non era solo un motore software: era fatta anche di persone.
Molte delle richieste, modifiche, cancellazioni e persino assistenze personalizzate venivano gestite proprio da Belgrado, attraverso un call center che operava in modo impeccabile anche nei giorni più difficili del lockdown.

Belgrado era, e lo è tuttora, sede di numerosi call center di multinazionali.
Non era un caso: i serbi parlano correttamente molte lingue, ma in particolare italiano e francese.

I motivi sono storici e culturali:

  • con l’Italia c’è sempre stato un legame fortissimo, fatto di scambi, serie televisive, musica, lavoro stagionale, cinema e un’autentica simpatia reciproca;

  • il francese invece è stato per decenni la seconda lingua elegante dell’élite jugoslava, una forma di prestigio culturale che si è mantenuta nelle scuole.

Ricordo la sorpresa dei miei colleghi italiani quando sentirono i giovani serbi parlare un italiano perfetto, spesso senza aver mai messo piede nel nostro Paese.
Molti italiani che lavoravano temporaneamente a Belgrado dicevano spesso la stessa frase:
“Qui ci capiscono più di quanto ci capiamo noi.”

Perché i serbi conoscono le nostre abitudini, i nostri modi di parlare, perfino le nostre esagerazioni.
E non giudicano: incassano, si adattano, rispondono.

Il Modo Serbo di Affrontare il Covid

Durante il Covid, la città si trasformò in una specie di laboratorio culturale.
Mentre in Italia si viveva di autocertificazioni, mascherine obbligatorie anche in strada, e un silenzio quasi sacrale nelle piazze, in Serbia le restrizioni erano più brevi, più leggere, più pragmatiche.

Si chiudeva quando necessario, ma poi tutto ripartiva molto rapidamente.
La campagna vaccinale fu sorprendente: la Serbia fu tra le prime nazioni europee a garantire una disponibilità massiccia di vaccini differenti.
Ci si registrava online in pochi secondi e il giorno dopo si era già in fila al centro prelievi.

E nel frattempo, il call center continuava a funzionare.
La macchina non si fermava.
I server giravano, le connessioni andavano, le persone rispondevano.
Belgrado manteneva il progetto vivo.

Cosa Dicevano gli Italiani della Serbia

Gli italiani che venivano a Belgrado per lavoro rimanevano quasi sempre spiazzati.
Si aspettavano un luogo segnato dalla guerra — e invece trovavano:

  • una gioventù brillante e ben formata,
  • caffè pieni,
  • ristoranti ottimi,
  • una gentilezza quasi sorprendente,
  • un costo della vita più basso,
  • un ritmo di lavoro molto occidentale ma più flessibile,
  • una qualità sociale paragonabile a quella di una città italiana di medie dimensioni.

Molti italiani la definivano così:
“Una Milano senza stress e con più umanità”.

Il paradosso dei Balcani.

Ucraina: il Progetto Odessa

Ma quegli anni non furono segnati solo dalla Serbia.
Halldis, proprio in quel periodo, stava espandendosi anche in Ucraina: venne acquistato uno stabile, si iniziò a pianificare il nuovo mercato, e sembrava l’inizio di una stagione promettente.

Tra le persone coinvolte c’era Ugo Poletti, una figura che si ricordava al primo incontro: elegante, affabile, capace di parlare di business con la stessa passione con cui parlava di tango argentino, la sua vera grande passione.
Ugo si sarebbe poi trasferito definitivamente a Odessa.

L’Ucraina era un pezzo importante del puzzle europeo per il progetto H2020, ma non fu facile:
la grivna, la valuta locale, era instabile, soggetta a oscillazioni improvvise che rendevano complicatissimo integrare pagamenti, prenotazioni, depositi e rimborsi.
Ogni mese bisognava riscrivere parte delle regole di conversione, ricalibrare procedure, adeguare sistemi.

La guerra avrebbe poi cambiato tutto.
Odessa – la città luminosa sul Mar Nero – sarebbe diventata una delle protagoniste dolorose dei notiziari. E Ugo, incredibilmente, compariva spesso in TV e sui giornali italiani, raccontando in prima persona cosa stesse accadendo proprio lì, dove lui avrebbe poi vissuto definitivamente.

Lo vedevo nelle dirette, riconoscevo la sua voce, e mi sembrava assurdo pensare che solo poco tempo prima parlavamo di bilanci, prenotazioni, tango e turismo.
La storia si era accesa tutta in un colpo, e aveva travolto ogni cosa.

Belgrado, ancora lì

E intanto Belgrado continuava a scorrere.

Il Danubio e la Sava si incontravano esattamente come sempre.
La gente si sedeva nei kafana, beveva un rakija, parlava della vita, del passato, del futuro.
E la nostra macchina – software, server, call center, team di back office – continuava a girare.
A dimostrare ancora una volta che, nonostante tutto, la Serbia è un Paese che non si spezza.

Il Filo dell’Est

Ripensando a tutto questo, capisco che il mio viaggio non è stato una semplice sequenza di città, ma una preparazione continua:

  • Bucarest mi ha insegnato a costruire.
  • Istanbul, a correre.
  • Mosca, a comprendere le strategie profonde.
  • Belgrado, a resistere.
  • Odessa, a ricordare quanto la storia possa essere fragile e feroce.

E ogni tappa, ogni incontro, ogni server acceso o prenotazione gestita, è diventato parte della mia storia.

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