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October 19, 2025

ChiPilot. L’intelligenza nel circuito.

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Quando la tecnologia ritorna

Ci sono tecnologie che arrivano troppo presto.
Nascono in un laboratorio, brillano per un istante, poi scompaiono — come semi che restano sotto terra per anni, in attesa della stagione giusta.
E quando il contesto cambia, quando la società e la mente umana sono pronte, quelle idee tornano a fiorire, più forti di prima.

ChiPilot fu una di queste.
Un progetto visionario nato nei laboratori Siemens tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, quando ancora non si parlava di “AI copilots”, ma il concetto — la simbiosi tra uomo e macchina — era già lì, in forma embrionale.

Un anello di metallo

Ricordo il giorno in cui l’ingegner Pagetti posò sul banco un piccolo disco d’acciaio lucido.
«È lo stesso chip usato nella Java Ring della Sun Microsystems», dissi io.
Era il Dallas iButton, un microchip con memoria sicura e identificazione digitale: poteva contenere un’identità, delle credenziali, perfino una piccola storia personale.

Quel chip aveva affascinato il mondo nel 1998, ma pochi avevano capito quanto fosse avanti.
Lui voleva dargli un nuovo contesto: la pista.

L’idea era semplice e rivoluzionaria insieme — usare quella stessa tecnologia per creare un copilota intelligente, un sistema capace di riconoscere il pilota, memorizzare le sue preferenze, e adattarsi al suo stile di guida.
Così nacque ChiPilot: “Chip” + “Pilot”, la fusione di elettronica e istinto.

Con Ivan Capelli e MotiveGeeks Labs

Fu in quel periodo che incontrai Ivan Capelli, ex pilota di Formula 1, che stava fondando MotiveGeeks Labs.
Ivan portava in laboratorio la sensibilità della pista: l’arte di percepire la macchina con il corpo, non con i numeri.
Noi, dalla parte Siemens, portavamo la logica dei sistemi, la sicurezza dei dati, l’idea di un’intelligenza capace di imparare dall’esperienza umana.

«In pista non c’è tempo per pensare», diceva Ivan.
«Le decisioni si prendono prima ancora di rendersene conto. Ma se una macchina potesse capirlo?»

Con Pagetti senior e il team R&D cominciammo come Siemens a lavorare su un prototipo che sfruttava lo stesso chip della Java Ring, adattato per identificazione, telemetria e profilazione del pilota.
Ogni giro, ogni curva, ogni micro-variazione diventava un dato: una memoria condivisa tra uomo e macchina.

Dai laboratori all’asfalto di Monza

Nel 2006 Siemens e MotiveGeeks Labs annunciarono pubblicamente la collaborazione con l’Autodromo di Monza: un sistema di identificazione e sicurezza per piloti e personale tecnico, evoluzione diretta del progetto ChiPilots®.
I documenti regionali dell’epoca confermano il contributo congiunto di Siemens e MotiveGeeks Labs, e su LinkedIn Pagetti lo descrisse come:

“Identification, tracking and safety solutions for people and drivers.”

Era la prima incarnazione reale di un concetto che oggi chiamiamo AI Copilot o Digital Twin.
Un sistema che riconosce l’essere umano e lo accompagna, imparando da lui.

Un’idea in anticipo sui tempi

La verità è che il mondo non era ancora pronto.
RFID, biometria e machine learning erano solo promesse.
Eppure ChiPilot conteneva già tutto: personalizzazione, memoria, feedback e fiducia reciproca tra uomo e tecnologia.

L’idea rimase sospesa, come un prototipo dimenticato in un cassetto.
Ma, come spesso accade, la tecnologia non muore: cambia contesto, torna sotto altre forme.
Oggi, negli AI copilots che ci assistono in auto, nei computer, o nei progetti creativi, rivedo lo stesso principio che nacque allora — la macchina che impara da te, e non il contrario.

Riflessione finale

“In quegli anni, tra i banchi della Siemens e le prove a Monza, imparai che l’intelligenza non è solo calcolo.
È anche memoria, sensibilità, fiducia.
Ivan guidava d’istinto, Pagetti ragionava in logica.
Io cercavo il punto in cui i due linguaggi si incontrano — quel luogo invisibile dove nasce l’intelligenza vera.”

Colonna sonora di quegli anni

  • Coldplay – “Clocks” (2002): il battito regolare dei laboratori, tra test e nuove idee.

  • The Police – “Every Breath You Take” (riletta come metafora della telemetria: ogni respiro del pilota misurato, interpretato).

  • Daft Punk – “Harder, Better, Faster, Stronger” (2001): la promessa di una nuova simbiosi tra uomo e macchina.

  • Vangelis – “Chariots of Fire” (per la scena finale: l’eco del motore a Monza, la velocità che diventa pensiero).

Fonti e riferimenti

  • Regione Basilicata (2006): progetto ChiPilots con il contributo di MotiveGeeks Labs e Siemens.
  • MotiveGeeks Labs: fondata e amministrata da Ivan Capelli, 2005–2008.
  • Partnership Siemens – Autodromo di Monza (2006): sviluppo di sistemi intelligenti per sicurezza e tracciamento.
  • Massimo Pagetti (LinkedIn): “ChiPilots® Solution – Identification, tracking and safety solutions for people and drivers.”
  • Sun Microsystems Java Ring (1998): iButton DS1996, base tecnologica di ispirazione per ChiPiloti

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