
Oggi sono stato invitato all’EXPO2015 per la presentazione del nuovo rapporto Assinform sull’ICT in Italia. Ho collaborato con Assinform negli anni ’90, contribuendo allo sviluppo di i2u insieme ad AICA.
La sala era piuttosto affollata. Sarà stato per l’ingresso gratuito all’EXPO o perché il tema è di grande attualità? Per raggiungere l’EXPO dal centro città, ho camminato per circa un chilometro sotto il sole cocente, con temperature intorno ai 30 gradi.
Il Rapporto 2015 non è più cartaceo (750 pagine più copertina) e finalmente si passa al digitale. Certo, la mia libreria avrà un pezzo in meno, ma da qualche parte avremo qualche albero in più.
La location è splendida. Il contesto, vicino all’Albero della Vita e accanto al padiglione COOP, ricorda contesti fieristici internazionali.
Purtroppo, i contenuti del rapporto non offrono nulla di nuovo. Esiste uno scollamento tra il mondo del passato, caratterizzato da fatturazione elettronica, grafici sul mercato delle telecomunicazioni di desktop e mobile, e il nuovo mondo delle startup. A metà strada si trova l’agenzia governativa che dovrebbe connettere questi due mondi, normalizzando la presentazione verso il cittadino, incrementandone il senso di appartenenza e diminuendone le complessità di interazione.
L’Italia è ancora un paese con pochi investimenti strutturali per le startup, ma ricco di eventi in cui si discute di come si dovrebbe fare, senza però agire concretamente.
Proprio come alla stazione di Porta Garibaldi a Milano non troviamo stalli per il noleggio delle biciclette e la metropolitana non arriva ancora a Linate, continuiamo a mantenere lobby note e meno note, come le nostre università, dove il coinvolgimento con il mondo del lavoro ha sempre secondi fini, e come le compagini dei docenti, chiuse al mondo esterno, soprattutto nelle università private.
In un mondo dominato dalle lobby, una trade association come Assinform ha funzionato bene in passato, ma oggi ha bisogno di innovare, così come il sistema paese, che deve diventare meno campanilista e più aperto al mondo.
Basta quindi con i rapporti e con gli osservatori: iniziamo a creare ed agire, aprendo a tutti gli interlocutori!











